Dott. Giovanni Mosti

Malattie della circolazione arteriosa

INTRODUZIONE

La malattia delle arterie degli arti inferiori è caratterizzata dalla presenza di placche ateromatose che provocano una stenosi (restringimento) o una totale occlusione delle arterie degli arti inferiori.
La stenosi può essere localizzata a diversi livelli del circolo arterioso: aortico, iliaco, femorale, popliteo, distale (aa. tibiali)
La causa della formazione di queste placche è, nella stragrande maggioranza dei casi, di natura aterosclerotica. Il fumo è il principale fattore di rischio e molti fumatori, purtroppo si ammalano di arteriopatia degli arti inferiori. Il diabete mellito e l’eccesso di colesterolo nel sangue (ipercolesterolemia) sono altri due importanti fattori di rischio. Non trascurabile è la familiarità per cui la malattia colpisce diversi membri della stessa famiglia.
La conseguenza della malattia delle arterie è che una minor quantità di sangue arriva ai tessuti che dovrebbero essere “irrorati” da quella determinata arteria. Maggiore è la stenosi minore è la quantità di sangue che arriva in periferia. Si determina, quindi, una ischemia, mancanza parziale o totale di sangue ai tessuti.

Sintomatologia.

La sintomatologia provocata dall’ostruzione del circolo arterioso si divide classicamente in 4 stadi secondo la classificazione di Leriche-Fontaine:
• Stadio I: la malattia è presente ma, essendo lieve, essa non riduce in moso clinicamente significativo, il flusso del sangue quindi essa è asintomatica
• Stadio II: il deficit di flusso comincia ad essere significativo. Esso non si fa sentire a riposo perché i tessuti non hanno bisogno di molto sangue per essere “nutriti”. Però quando il paziente cammina i tessuti hanno bisogno di una maggior quantità di sangue che non può arrivare per l’ostruzione del circolo arterioso. Il paziente quindi comincia ad avere dolore quando cammina, la così detta claudicatiointermittens che può essere più o meno grave per cui si distinguono due gradi del II stadio
• IIA: il paziente è in grado di camminare più di 100 metri prima che cominci il dolore
• IIB il paziente comincia ad avere dolore anche dopo una brevissima passeggiata, inferiore a 100 mt
Quando il paziente si ferma il dolore scompare. Questo stadio viene anche chiamato malattia delle vetrine perché i pazienti per simulare il dolore, quando sono a passeggio, si fermano a vedere una vetrina finché il dolore non è passato.
• Stadio III: la riduzione del flusso ematico è molto consistente ed il paziente comincia ad avere dolore anche a riposo. Il dolore si aggrava quando il paziente si mette steso perché si riduce anche la spinta sul sangue verso i piedi esplicata dalla forza di gravità. Il paziente tende, quindi a stare sempre in piedi o seduto.
• Stadio IV: la riduzione del flusso di sangue è critica e porta a morte dei tessuti. Le dita cominciano a diventare nere e, se non si interviene velocemente per riportare il circolo alle gambe (possibilmente già al III stadio)si rischia l’amputazione dell’arto.

Diagnosi.

La diagnosi della malattia è clinica perché la storia del paziente è estremamente chiara e può portare alla diagnosi anche senza indagini strumentali. La palpazione dei polsi arteriosi periferici (assenti in caso di arteriopatia) confermerà la diagnosi.
In ogni caso la diagnosi strumentale, a conferma definitiva del sospetto clinico, dovrà essere effettuata mediante l’esame ecocolordoppler che è in grado di localizzare la sede o le sedi della stenosi del vaso e l’entità della stenosi stessa.

Terapia.

La terapia può essere di tipo medico (basata sui farmaci e il controllo dei fattori di rischio) nei casi più lievi, per esempio al II stadio quando l’autonomia di marcia è superiore ai 200 metri. Oltre ai necessari farmaci sarà estremamente importante la cessazione completa del fumo e il controllo di diabete mellito e ipercolesterolemia.


Quando però la malattia è più avanzata e cominciamo ad essere nel III o addirittura nel IV stadio è necessario indirizzare subito il paziente al chirurgo vascolare per riportare il sangue all’arto malato con un intervento chirurgico. A seconda del tipo di malattia si dovrà ricorrere au un intervento complesso di by-pass arterioso che significa mettere chirurgicamente una specie di “ponte” dall’area prima della placca fino all’area che sta dopo la placca in modo da “saltare” la parte di arteria malata. Nella figura si vedono due tipi di questo intervento di by-pass.
Se però la situazione anatomica del paziente lo consente, e questo oggi, con le evoluzioni tecnologiche di questi ultimi anni, è il caso sempre più frequente, si può entrare nell’arteria malata con una piccola sonda, portarla in corrispondenza della stenosi e dilatarla con un palloncino che è posizionato sull’estremità della sonda e che, espandendosi ad alta pressione, dilata il punto della parete arteriosa che si era ristretto. Sulla stessa zona si poi applicare anche una rete metallica chiamata “stent” che mantiene l’arteria dilatata.